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“Ah, che sensazione ti dà tenere in mano un diamante! E’ come stringere un pezzo di luna.” (Anna Magnani)

Visione suggestiva e poetica quella della grande attrice romana, e non così lontana dalla realtà.

Pensiamo a quanto sia grande il fascino di una gemma che nasce tra i 150 ed i 225 chilometri di profondità, i cui cristalli vengono portati sulla superfice terrestre, inglobati in una roccia chiamata Kimberlite, in seguito ad eruzioni vulcaniche. Lo sgretolamento della Kimberlite libera poi i diamanti.

Fantastico è anche pensare che le gemme emerse si siano formate più di un milione di anni fa e che le prime estrazioni risalgano a circa 6000 anni orsono, in India.

Le loro fonti sono purtroppo esauribili ed è stato così che le miniere indiane dovettero cedere il passo a quelle del Sud Africa di Kimberley e Premier Mine. Successivamente furono scoperti in Africa Centrale ove il controllo è attualmente esercitato dalla De Beers, con sede a Joannesburg.

Il diamante è resistentissimo: non viene intaccato né dall’acqua né dai grassi, né dagli acidi né dalle basi.

E’ il minerale più duro (10 sulla Scala Mohs), il che significa che non può essere graffiato da nulla, se non da un altro diamante. Non significa, invece, che abbia un’enorme tenacità, cioè che possa resistere ad urti molto violenti, sebbene sia superiore a tutte le altre gemme.

 

DIAMANTE O BRILLANTE ?

 

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Chiariamo, una volta per tutte, che diamante è il nome della pietra e che solo la gemma di taglio rotondo si chiama brillante!

Esistono svariate forme di taglio: la più diffusa è, dunque, il brillante rotondo (avente un minimo di 57 sfaccettature). Molto noti sono anche i tagli ovale, cuore, marquise, goccia, smeraldo, carré, baguette e princess.

Ad Anversa, in Belgio, vengono “creati” questi capolavori, così come a Tel Aviv ed a New York.

 

 

LE QUATTRO C

Color, Clarity, Cut e Carat

  • Colore
  • Purezza
  • Taglio
  • Peso

Ecco le quattro varianti che, intrecciate fra loro, vanno ad identificare in modo univoco ogni diamante ed a determinarne il valore.

Il colore si classifica con le lettere dell’alfabeto: D il più chiaro, incolore e trasparente.

Z il diamante meno bello di colore. Anzi, proprio ”di colore”, che in slang significa colorato, ma bruttino, bruno molto scuro tendente al nero.

Un altro “mito” da sfatare: il diamante nero, divenuto trendy grazie ad alcune griffe di gioielleria, in realtà è solo il una pietra poco pregiata. Ciò non significa che non sia soggettivamente piacevole, solo che di certo non è oggettivamente di importante valore.

Rari, da esserlo quasi superlativamente, i diamanti davvero colorati: rossi, rosa, blu e pochissimi verdi…fantastici, emozionanti, dotati di una vitalità propria… un vero spettacolo della Natura!

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Il colore, caratteristica abbastanza percepibile dal nostro occhio, deve però fare i conti con la purezza.

Questa caratteristica indica la quantità di inclusioni di carbonio presenti all’interno della pietra e si classifica in base alla scala che sintetizziamo:

 

  • IF                       internally flowless
  • VVS1 / VVS2   very very slightly included
  • VS1 / VS2         very slightly included
  • SI1 / SI2           slightly included
  • P1 / P2             piquet ( inclusioni più o meno visibili ad occhio nudo)

 

E’ ancora indispensabile parlare della caratura, cioè del peso della pietra.

Tale unità di misura corrisponde a 0.2 grammi, individuata avvalendosi e rapportandosi a più semi di carruba (nel 1832 in Sud Africa)

 

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Ora che vi siete annoiati a leggere sigle, pesi e nozioni che presto sfuggiranno alla vostra memoria, sorge spontanea una domanda.

 

QUALE DIAMANTE ACQUISTARE?

Facile sognare il Golden Jubilée, 545,67 carati, giallo dorato (il più grande diamante tagliato al mondo!) oppure il Cullinan I, goccia incolore di 530,20 carati!

Stiamo con i piedi ancorati al suolo e vediamo quali possono essere i criteri per giungere al miglior compromesso: stabiliamo un budget, almeno indicativo e, con il necessario ausilio del gioielliere di fiducia, lasciamoci guidare tra le innumerevoli opportunità.

La domanda chiave è: “Che cosa colpisce maggiormente, osservando un diamante?”

La risposta più logica sarà “la forma e la dimensione”.

Dunque, decisa la forma (ad esempio brillante rotondo…il classico per antonomasia!) resta la dimensione.

Si tratta ora di intersecare colore e purezza, al fine di individuare un brillante con una dimensione notevole, in relazione alle altre caratteristiche.

Personalmente dopo la dimensione, privilegerei il colore, a discapito della purezza: il nostro occhio, infatti, riesce parzialmente a distinguere i gradi di colore ( almeno riesce a percepire un diamante che non sia bianchissimo!). Non riesce invece assolutamente a classificare la purezza della gemma…salvo un P molto segnato!

Avremo così un diamante taglio brillante rotondo, di buona dimensione, con un bel colore bianco, una purezza media, tale da poter bilanciare le caratteristiche da noi desiderate.

 

UN PO’ DI FILOSOFIA

E’ stata una lunga e noiosa spiegazione…! L’importante è che qualcosa abbia lasciato a colui che ha avuto l’ardire di giungere alla fine!

Riavvicinandosi un po’ alla filosofia, spero sia stato piacevole conoscere qualcosa sul Re incontrastato delle pietre preziose.

Nei secoli e per sempre un Re forte, tenace, inscalfibile…in una parola adamantino.

Una definizione di antica memoria, un motto di Gabriele D’Annunzio.

Ma soprattutto un auspicio ed un augurio per tutta l’umanità: semper adamas!