Guardando gli affreschi di Pompei e le statue che ci sono pervenute possiamo notare come la donna romana amasse ornare di gioielli quasi ogni parte del suo corpo. Infatti su acconciature già di per se stesse elaborate , spesso rinforzate da aggiunte di posticci o costituite interamente da parrucche, trattenute da uno spillone la cui testa era finemente istoriata, poggiavano o una reticella in oro lavorato in catenelle sottilissime, o diademi in metallo prezioso ulteriormente impreziositi da gemme.

Crotalia: gli orecchini

 

Orecchini Roma

 

Erano soprattutto le orecchie la parte cui dedicarono particolare attenzione sin dai tempi più antichi. Abituate sin da bambine, anche di ceto umile, a portare dei cerchietti, gioielli di solito trasmessi di madre in figlia, con il passare del tempo, cominciarono, prima a aggiungere a questi dei pendenti, poi a trasformare quel semplice ornamento in un gioiello vero e proprio, spesso tanto pesante da allungare in modo permanente il lobo, da cui pendeva una perla o una coppia di esse, nel tipo detto “crotalia” per il tintinnio che si produceva quando la donna camminava o muoveva la testa.

 

Le collane

 

collana-lunga

 

Gioielli per ornare il collo erano collane di ogni tipo, dalla catena girocollo a grosse maglie, spesso alternate a pietre preziose, soprattutto smeraldi e ametiste, da piccole lamine su cui erano incastonate gemme, a fili di palline degradanti in pasta di vetro colorata variamente, a lunghissimi monili da girare più volte intorno al collo per poi scendere sino alla vita ( moda ripresa in tempi moderni negli anni ’20) . La chiusura era o un semplice gancio 0, in molti casi, una borchia, che quindi veniva portata sul davanti.

 

Fibulae: le spille, gioielli per l’abito.

I vestiti , in tempi antichissimi in lana tessuta in casa, poi sostituita dal bisso e dalla seta, arricchiti, soprattutto in epoca tardo repubblicana e poi imperiale, da ricami multicolore, richiedevano, al posto delle nostre moderne cuciture alle spalle ed alla vita, delle spille, dette “fibulae”, paragonabili alle nostre spille da balia, originalmente molto semplici e in bronzo. Con il passare del tempo non si limitarono più ad assolvere la loro funzione utilitaria, divenendo anch’esse un vero e proprio gioiello.

Al bronzo si sostituì l’oro ( dai Romani usato a 22 carati) , più raramente l’argento , e la parte superiore venne lavorata soprattutto riproducendo teste di animali o incastonandovi pietre preziose.

 

Armillae: i bracciali

 

Gioielli Roma

 

Le braccia, normalmente scoperte, erano adornate da bracciali , ( “ armillae”) , portati soprattutto sugli avambracci ; il modello più frequente era a forma di serpente ( che prima dell’avvento del Cristianesimo non aveva significati negativi, anzi era simbolo di fertilità e fecondità ) che, dopo avere circondato una o più volte il braccio, terminava con una o due teste in cui spesso troviamo due pietre preziose a raffigurare gli occhi. Non mancavano però bracciali a lastra con chiusura a pressione. Queste armillae , erano indossate anche alle caviglie, spesso con l’aggiunta di pendenti, che , come gli orecchini “crotalia” producevano un dolce tintinnio all’avanzare della matrona.

 

Gli anelli: pietre incise e cabochon

 

Non potevano mancare gli anelli, soprattutto d’oro , ma anche in argento , bronzo , ferro. Soprattutto in questo ambito la varietà di modelli è enorme, non solo per la grossezza e lo spessore, ma anche per il tipo di lavorazione: abbiamo rinvenuto anelli di puro metallo più o meno finemente lavorato , ed altri nei quali il metallo costituisce il castone per pietre preziose di vario genere. Questa varietà è dovuta non solo al mutare delle mode, ma anche all’abitudine di ornare tutte le dita delle mani, e pare anche dei piedi, quando poi non si indossavano due, tre anelli in ogni dito.

Le pietre più usate per tali gioielli  erano smeraldi, ametiste, quarzi, coralli, diaspri e corniole, spesso incise con raffigurazioni di divinità, teste di animali, anche favolosi ( arte questa nella quale i loro orafi eccellevano) . I Romani , come gli altri popoli antichi , non conoscevano l’arte moderna di sfaccettare le pietre preziose, di norma tagliate a cabochon e questo spiega la limitata presenza nei loro gioielli dei diamanti, di cui conoscevano la durezza e che pertanto impiegavano più come strumento di taglio che come ornamento.

 

Gioielli per l’uomo: non solo ornamento

 

anello sigillo

 

Anche gli uomini portavano, oltre alle “fibulae” ed ai bracciali, gli anelli, il cui uso era non solo ornamentale , ma anche pratico. Infatti il sigillo con cui sottoscrivevano tutti i documenti, a garantirne l’autenticità , era costituito da un anello con castone o pietra incisa, portato di solito all’indice o, più raramente, all’anulare.